
Da
allora fino ad oggi quel sito fu oggetto di visite sporadiche, e
talvolta anche casuali, da parte di subacquei che si sono avventurati a
quelle profondità per scopi ricreativi, non si esclude che qualche
reperto sia anche stato sottratto nel corso degli anni.
Nella primavera del 2002 un piccolo gruppo di subacquei WDS guidato da
Mario Arena fece alcune immersioni in quel sito e venne così realizzata
una prima documentazione filmata che rappresentò il punto di
partenza per l'organizzazione di una vera e propria spedizione
archeologica. Mario infatti si appassionò alla vicenda e riuscì ad
ottenere il benestare della Autorità per compiere un rilievo non
invasivo sul sito, da quel momento non ci volle molto a coinvolgere
altri esploratori e appassionati subacquei GUE che si diedero
appuntamento sull'isola il 10 maggio scorso.
Alla spedizione parteciparono Jarrod Jablonski, David Rhea e Steve
White dagli Stati Uniti, mentre il contingente italiano fu composto da
Mario Arena, Bruno Borelli, Fabio Leonardi, Susanna Lupino, Paolo
Passalacqua, Francesco Spaggiari e Roberto Tavazza.
Come base d'appoggio a terra e in mare furono utilizzate le strutture e
i mezzi nautici del Cala Levante Diving Center di Francesco Spaggiari
& C., unico centro immersioni sull'isola in grado di offrire un
supporto logistico alle immersioni tecniche.

Il primo giorno venne impiegato per la preparazione di tutte le
attrezzature subacquee che furono spedite con largo anticipo dal
continente : furono assemblati i bibombola, le bombole da fase e i
rebreathers, trimmati gli scooters e testati gli equipaggiamenti video
e fotografici insieme agli illuminatori.
Obiettivo del giorno seguente fu l'individuazione del sito (tracorsero
oltre due anni dall'ultima visita) e la successiva segnalazione in
superficie per mezzo di una boa galleggiante. Alla prima immersione
parteciparono Mario e Bruno, ma fu un fiasco. Al secondo tentativo,
Francesco, il padrone di casa, insieme a Paolo, Steve e Susanna, trovò
il sito e oltre a mandare un segnale in superficie, piazzarono una
sagola guida nella direzione della piccola baia da cui partirono molte
delle imprese successive. Questa sagola guida fu utilissima quando a
causa delle condizioni meteo marine avverse non fu possibile utilizzare
le imbarcazioni e tutte le operazioni dovettero partire dalla riva, in
queste situazioni anche l'impiego dei Gavin scooters si rilevò
preziosissimo.
Tuttavia in questi casi, per raggiungere il sito non furono più
sufficienti i pochi minuti di navigazione in gommone, ma circa 30
minuti di percorso subacqueo con scooter ad una profondità media di
circa 25/30 metri, ne conseguì una diversa analisi della gestione della
scorta di gas, inoltre si dovette improntare la supervisione dalla
superficie con vedette poste in punti strategici a terra munite di
radio e binocolo, e a questo punto anche la durata delle batterie degli
scooter diventò un fattore critico da considerare nella pianificazione
delle immersioni.

Il
terzo giorno venne impiegato per delimitare un campo di lavoro, e venne
circoscritta un'area di circa 500 metri quadrati in cui sembrò esserci
la maggior parte di concetrazione di anfore, intanto si continuò a
cercare il cumulo di cui si parlava nella prima segnalazione ma senza
successo.
L'area fu poi suddivisa in 3 settori, A,B e C, in modo che ciascuna
squadra potesse dedicarsi ad una zona specifica propria e ottimizzare
così il lavoro.
Nei giorni seguenti le tre squadre di subacquei si susseguirono a
rotazione nelle immersioni, nell'assistenza di superficie, nelle
operazioni di ricarica e di preparazione per l'immersione successiva,
grazie a questo metodo fu possibile effettuare tre immersioni ogni
giorno da parte di ciascuna squadra.
Mentre la squadra A ( Jarrod, David e Paolo ) stava operando
sott'acqua, la squadra B ( Mario, Bruno e Fabio ) era responsabile
dell'assistenza di superficie, mentre la squadra C ( Francesco, Steve,
Roberto e Susanna ) si occupava delle ricariche e di tutto quanto
occorreva per l'immersione della squadra successiva.
Tutte le squadre erano composte da almeno un operatore video, e due
subacquei che lavoravano in coppia al rilievo, muniti di rotella
metrica, bussola e wet notes.
Al termine delle operazioni furono identificate, rilevate e classificate 56 anfore quasi tutte
integre, appartenenti a epoche diverse e suddivise in 5 tipologie.
La maggior parte risultarono essere anfore puniche e fenicie risalenti
al periodo compreso tra il V e il II secolo a.C., le anfore di questo
tipo presentano corpo cilindrico, con pareti rettilinee, terminanti in
un breve puntale e nella spalla arrotondata, le anse sono a
bastoncello, impostate nella parte superiore del corpo. Alcuni
esemplari sono caratterizzati dalla presenza del collo terminante in un
orlo notevolmente estroflesso, altri, i più antichi, sembrano sigari
allungati senza bordatura. Queste anfore hanno un'altezza variabile tra
i 70 e gli i 90 cm, con capacità compresa tra i 10 e i 15 litri,
principalmente destinate al trasporto di vino.

Altri
pochi esemplari risultarono essere dello stesso periodo ma appartenere
alla classe greco-italica, anfore considerate da taluni "di
transizione" tra la produzione greca, più antica, e quella romana, più
recente. Queste sono caratterizzate da corpo ovoidale allungato, anse a
nastro che seguono il collo cilindrico e puntale troncoconico.
Tutti i dati ottenuti relativi alle anfore sono stati quotidianamente
inseriti su computer in modo da costruire una mappa tridimensionale,
consegnata poi alle autorità competenti, che ha permesso di
visualizzare oltre che l'esatta posizione di ogni singolo reperto,
anche l'andamento del fondale su cui giacciono, che risulta essere
piuttosto collinoso rispetto alla zona circostante. Poichè non risulta
nessun cumulo evidente, si suppone che il resto del carico, se
maggiore, sia celato sotto il detrito che avvolge le anfore ritrovate.
Durante tutte le operazioni nulla è stato rimosso o spostato dalla
posizione originaria ad eccezione di un piccolo esemplare di anfora
punica, recuperata dietro esplicita richiesta di un responsabile della
Soprintendenza che supervisionava ai lavori, allo scopo di esaminarla
e catalogarla.
foto di David Rhea
Sono state effettuate oltre 5 ore di riprese subacquee, due ore di
filmati esterni e raccolto diverso materiale fotografico che verranno
utilizzati per la realizzazione di un documentario sulla
spedizione.
Per quanto riguarda le immersioni, il tempo di fondo variava dai
25/30 minuti delle squadre in circuito aperto fino ai 40/45 minuti
della squadra che utilizzava i rebreathers, la profondità media a cui
si operava era compresa tra i 75 e gli 80 metri, la durata totale delle
immersioni, inclusi i 25/30 minuti di percorso con lo scooter per
raggiungere il sito, variava dai 150 ai 220 minuti.
Per la ricarica delle miscele respiratorie sono stati consumati
complessivamente oltre 330 metri cubi di elio e circa 100 metri cubi di
ossigeno (tmx12/70 per il fondo e tmx 35/30, ean50 e O2 per la
decompressione ).
Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento può visitare questa pagina del sito GUE
www.gue.com/pantelleria.html