Archeologia Subacquea - immersioni tecniche su relitti  
 
Spedizione archeologica subacquea a Pantelleria 19.12.2005 18:00
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Anfora punica II sec.a.C. foto Katharina Nicolaus
Dal 10 al 20 maggio 2005, nell'isola di Pantelleria, si è svolta una spedizione archeologica subacquea organizzata dalla Wreck Diving Society e dalla
Global Underwater Explorers in collaborazione con la Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Trapani.

Alla spedizione hanno partecipato 10 subacquei GUE specializzati in immersioni tecniche su relitti, tra i quali i due membri del ns. staff, che si sono impegnati nelle operazioni di ricerca e di rilievo dei resti di un presunto naufragio, disseminati su fondale roccioso e detritico tra i 70 e gli 85 metri di profondità.
La prima segnalazione ufficiale, circa la presenza di anfore antiche in questo fondale, risale agli inizi degli anni 80, quando alcuni subacquei sportivi vi si imbatterono durante un'immersione profonda ad aria, effettuarono una seconda immersione sul sito il giorno seguente l'emozionante ritrovamento ma appena giunsero sul fondo dovettero risalire perchè uno dei due subacquei risentì degli effetti di respirare aria a quelle profondità, non ci fu nessuna conseguenza ma fu sfiorato l'incidente, pertanto smisero le loro brevi ma senz'altro avventurose ricerche.

In seguito sostennero di aver notato diverse anfore sparse sul fondo fino a raggiungere un cumulo che stimarono fosse composto da almeno 300 anfore, presumibilmente ciò che rimaneva dell'antico relitto, ovvero il suo carico.

Da allora fino ad oggi quel sito fu oggetto di visite sporadiche, e talvolta anche casuali, da parte di subacquei che si sono avventurati a quelle profondità per scopi ricreativi, non si esclude che qualche reperto sia anche stato sottratto nel corso degli anni.
Nella primavera del 2002 un piccolo gruppo di subacquei WDS guidato da Mario Arena fece alcune immersioni in quel sito e venne così realizzata una prima documentazione filmata  che rappresentò il punto di partenza per l'organizzazione di una vera e propria spedizione archeologica. Mario infatti si appassionò alla vicenda e riuscì ad ottenere  il benestare della Autorità per compiere un rilievo non invasivo sul sito, da quel momento non ci volle molto a coinvolgere altri esploratori e appassionati subacquei GUE che si diedero appuntamento sull'isola il 10 maggio scorso.

Alla spedizione parteciparono Jarrod Jablonski, David Rhea e Steve White dagli Stati Uniti, mentre il contingente italiano fu composto da Mario Arena, Bruno Borelli, Fabio Leonardi, Susanna Lupino, Paolo Passalacqua, Francesco Spaggiari e Roberto Tavazza.

Come base d'appoggio a terra e in mare furono utilizzate le strutture e i mezzi nautici del Cala Levante Diving Center di Francesco Spaggiari & C., unico centro immersioni sull'isola in grado di offrire un supporto logistico alle immersioni tecniche.

Il primo giorno venne impiegato per la preparazione di tutte le attrezzature subacquee che furono spedite con largo anticipo dal continente : furono assemblati i bibombola, le bombole da fase e i rebreathers, trimmati gli scooters e testati gli equipaggiamenti video e fotografici insieme agli illuminatori.

Obiettivo del giorno seguente fu l'individuazione del sito (tracorsero oltre due anni dall'ultima visita) e la successiva segnalazione in superficie per mezzo di una boa galleggiante. Alla prima immersione parteciparono Mario e Bruno, ma fu un fiasco. Al secondo tentativo, Francesco, il padrone di casa, insieme a Paolo, Steve e Susanna, trovò il sito e oltre a mandare un segnale in superficie, piazzarono una sagola guida nella direzione della piccola baia da cui partirono molte delle imprese successive. Questa sagola guida fu utilissima quando a causa delle condizioni meteo marine avverse non fu possibile utilizzare le imbarcazioni e tutte le operazioni dovettero partire dalla riva, in queste situazioni anche l'impiego dei Gavin scooters si rilevò preziosissimo.
Tuttavia in questi casi,  per raggiungere il sito non furono più sufficienti i pochi minuti di navigazione in gommone, ma circa 30 minuti di percorso subacqueo con scooter ad una profondità media di circa 25/30 metri, ne conseguì una diversa analisi della gestione della scorta di gas, inoltre si dovette improntare la supervisione dalla superficie con vedette poste in punti strategici a terra munite di radio e binocolo, e a questo punto anche la durata delle batterie degli scooter diventò un fattore critico da considerare nella pianificazione delle immersioni.

Il terzo giorno venne impiegato per delimitare un campo di lavoro, e venne circoscritta un'area di circa 500 metri quadrati in cui sembrò esserci la maggior parte di concetrazione di anfore, intanto si continuò a cercare il cumulo di cui si parlava nella prima segnalazione ma senza successo.
L'area fu poi suddivisa in 3 settori, A,B e C, in modo che ciascuna squadra potesse dedicarsi ad una zona specifica propria e ottimizzare così il lavoro.

Nei giorni seguenti le tre squadre di subacquei si susseguirono a rotazione nelle immersioni, nell'assistenza di superficie, nelle operazioni di ricarica e di preparazione per l'immersione successiva, grazie a questo metodo fu possibile effettuare tre immersioni ogni giorno da parte di ciascuna squadra.
Mentre la squadra A ( Jarrod, David e Paolo ) stava operando sott'acqua, la squadra B ( Mario, Bruno e Fabio ) era responsabile dell'assistenza di superficie, mentre la squadra C ( Francesco, Steve, Roberto e Susanna ) si occupava delle ricariche e di tutto quanto occorreva per l'immersione della squadra successiva.

Tutte le squadre erano composte da almeno un operatore video, e due subacquei che lavoravano in coppia al rilievo, muniti di rotella metrica, bussola e wet notes.

Al termine delle operazioni furono identificate, rilevate e classificate 56 anfore quasi tutte integre, appartenenti a epoche diverse e suddivise in 5 tipologie.
La maggior parte risultarono essere anfore puniche e fenicie risalenti al periodo compreso tra il V e il II secolo a.C., le anfore di questo tipo presentano corpo cilindrico, con pareti rettilinee, terminanti in un breve puntale e nella spalla arrotondata, le anse sono a bastoncello, impostate nella parte superiore del corpo. Alcuni esemplari sono caratterizzati dalla presenza del collo terminante in un orlo notevolmente estroflesso, altri, i più antichi, sembrano sigari allungati senza bordatura. Queste anfore hanno un'altezza variabile tra i 70 e gli i 90 cm, con capacità compresa tra i 10 e i 15 litri, principalmente destinate al trasporto di vino.

Altri pochi esemplari risultarono essere dello stesso periodo ma appartenere alla classe greco-italica, anfore considerate da taluni "di transizione" tra la produzione greca, più antica, e quella romana, più recente. Queste sono caratterizzate da corpo ovoidale allungato, anse a nastro che seguono il collo cilindrico e puntale troncoconico.

Tutti i dati ottenuti relativi alle anfore sono stati quotidianamente inseriti su computer in modo da costruire una mappa tridimensionale, consegnata poi alle autorità competenti, che ha permesso di visualizzare oltre che l'esatta posizione di ogni singolo reperto, anche l'andamento del fondale su cui giacciono, che risulta essere piuttosto collinoso rispetto alla zona circostante. Poichè non risulta nessun cumulo evidente, si suppone che il resto del carico, se maggiore, sia celato sotto il detrito che avvolge le anfore ritrovate.

Durante tutte le operazioni nulla è stato rimosso o spostato dalla posizione originaria ad eccezione di un piccolo esemplare di anfora punica, recuperata dietro esplicita richiesta di un responsabile della Soprintendenza che supervisionava ai lavori, allo scopo di esaminarla e catalogarla.


                                                                                 foto di David Rhea

Sono state effettuate oltre 5 ore di riprese subacquee, due ore di filmati esterni e raccolto diverso materiale fotografico che verranno utilizzati per la realizzazione di un documentario sulla spedizione.

Per quanto riguarda le immersioni, il tempo di fondo variava dai 25/30 minuti delle squadre in circuito aperto fino ai 40/45 minuti della squadra che utilizzava i rebreathers, la profondità media a cui si operava era compresa tra i 75 e gli 80 metri, la durata totale delle immersioni, inclusi i 25/30 minuti di percorso con lo scooter per raggiungere il sito, variava dai 150 ai 220 minuti.

 Per la ricarica delle miscele respiratorie sono stati consumati complessivamente oltre 330 metri cubi di elio e circa 100 metri cubi di ossigeno (tmx12/70 per il fondo e tmx 35/30, ean50 e O2 per la decompressione ).

Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento può visitare questa pagina del sito GUE www.gue.com/pantelleria.html





 


 
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