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18.05.10 12:48
Nella giornata di lunedì 17 maggio, in collaborazione con l'ente gestore dell'area marina protetta di Portofino, abbiamo effettuato la prima immersione di un progetto finalizzato alla rimozione degli attrezzi da pesca che durante gli anni sono andati perduti nei fondali della riserva.
Gli obiettivi principali del progetto sono tre :
1. bonifica dei fondali della zona B della riserva da 0 ai 60 metri di profondità;
2. individuazione delle aree con la maggior intensità di oggetti da pesca abbandonati e conseguente monitoraggio per lo studio dell'impatto ambientale provocato dalla pesca sportiva e professionale nell'area marina protetta ;
3. Documentazione video e fotografica.
Il progetto nasce dalle numerose segnalazioni effettuate dal nostro centro agli organi responsabili della tutela dell'ambiente marino. Le aree più colpite che richiedono un intervento urgente sono quelle più profonde, oltre i 40 metri, dove il fondale presenta imponenti pareti e secche che si ergono verso la superficie e che più facilmente rappresentano un punto d'incaglio. Queste zone si trovano principalmente in prossimità delle punte che delimitano le innumerevoli calette e piccole insenature del Promontorio di Portofino.
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Immergendoci abitualmente nelle zone più profonde, ovvero quelle meno frequentate da subacquei e più spettacolari dal punto di vista scenografico, ci capita spesso di imbatterci in attrezzi da pesca abbandonati. Con il passare degli anni molti di questi sono stati completamente colonizzati dagli organismi marini, quindi ricoperti dalla flora e dalla fauna tipica di questa zona tanto da confondersi nella bellezza della natura che li circonda. Questi esempi non rappresentano più un pericolo per l'ambiente e probabilmente sarebbe più grave il danno causato da una eventuale loro rimozione. In altri casi però si tratta di perdite recenti, in punti particolarmente critici, ovvero quelli più densamente popolati, più soggetti di altri al moto ondoso e dove questi resti possono rappresentare a loro volta un punto di presa per altri ami, tutte situazioni per le quali è molto elevato il rischio di sofferenza o amputazione degli organismi che risiedono nelle vicinanze, in prevalenze gorgonie, corallo e spugne. La prova di ciò che abbiamo appena descritto si presenta davanti ai nostri occhi con regolarità.
All'immersione di lunedì hanno preso parte due operatori subacquei, Bruno e Niccolò, ed un assistente di superficie, Pietro, in rappresentanza dell'area marina protetta. In circa 70 minuti di tempo di fondo ad una profondità media di 45 metri è stata completamente ripulita la parete dell'Indiano, sono stati raccolti circa 200 metri di lenze, in prevalenza palamiti, ed è stato realizzato un filmato mette chiaramente in evidenza l'utilità del progetto.
In questa immersione sono stati impiegati bibombola 16+16 caricati con trimix 18/45 a 250 bar, una bombola aggiuntiva per la fase di fondo contenente la stessa miscela, oltre a nitrox50 ed ossigeno per la decompressione, che hanno consentito ai subacquei di uscire dall'acqua dopo 140 minuti d'immersione.
Si è rivelato utile l'impiego degli scooter subacquei per spostarsi più rapidamente e ridurre i consumi che comunque sono stati piuttosto elevati a causa del lavoro intenso e dello stress causato dal sovraccarico di responsabilità.
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Per le immersioni future verranno organizzate squadre da tre subacquei, due si occuperanno della bonifica mentre il terzo sarà responsabile delle riprese video, di effettuare fotografie e di individuare i punti da ripulire.
Le immersioni verranno svolte anche al di fuori dei siti d'immersione predisposti senza un ordine particolare, semplicemente dando priorità a quei siti che ci sembrano più in sofferenza rispetto ad altri, fino a coprire tutta la superficie della zona B della riserva.
Sono invitati a partecipare tutti i subacquei GUE certificati Tech1 e Tech2, meglio se muniti di scooter subacqueo sebbene l'impiego di quest'ultimo non sia sempre necessario.